Capitelli

Capitelli

La parete a destra dell’ingresso principale è dedicata ai cinque capitelli di epoca crociata, ritrovati da Padre Viaud a inizio novecento, all’interno della grotta scavata a nord della Basilica crociata, prossima a quella venerata.

Ogni capitello è decorato da episodi tratti dai vangeli canonici, dagli Atti degli Apostoli e da scritti apocrifi relativi alla vita degli apostoli. Una serie di archetti, che disegnano un’architettura in cui sono collocate le varie scene, è l’elemento decorativo che lega tutti i capitelli, i quali appartenevano con molta probabilità a un unico monumento. Altro elemento che ricorre è la resa rustica della superficie sullo sfondo delle figure, che stacca dalla liscia rifinitura di vesti e volti, ottimamente lavorati nella bianca pietra “sultani”.

Quattro capitelli sono di forma ottagonale e rappresentano scene della vita degli apostoli Pietro, Giacomo, Matteo e Tommaso. Il capitello centrale, di forma diversa dagli altri, presenta un soggetto discusso, interpretato sia come la raffigurazione della Fede che della Chiesa.

Questi capitelli sono tra i più alti esempi di scultura crociata non solo della Terra Santa, ma dell’intera arte medievale, e manifestano la chiara derivazione dalla scultura francese. Esistono delle copie esposte presso il Museo Archeologico della Flagellazione a Gerusalemme.

Capitello rettangolare della Fides-Ecclesia

Fides-Ecclesia

Nel capitello centrale si riscontra una scena che ha ricevuto molte interpretazioni e che rappresenta una donna coronata che porta in mano una croce, mentre si dirige verso sinistra accompagnando un uomo scalzo tra figure di demoni.

Alcuni studiosi riconoscono nella scena il tema bizantino della liberazione di Adamo attraverso la discesa di Cristo agli Inferi. Altri, invece, individuano nella donna coronata la Madre Chiesa, che tiene per mano un apostolo sostenendolo in mezzo alle tentazioni, rappresentate dai demoni armati di arco e pronti a scoccare le loro frecce.

Capitello ottagonale di San Tommaso

Storie di San Tommaso

Questo capitello è uno dei quattro a forma ottagonale. Sotto i sei archetti si dispiega una scena unica, che narra l’episodio dell’incontro tra San Tommaso e Gesù Cristo, dopo la resurrezione.

Tommaso, assente alla prima apparizione, è messo alla prova da Gesù che mostra la piaga sul costato all’apostolo, il quale non aveva creduto al racconto degli altri apostoli.

Cristo è riconoscibile per l’aureola con la croce. Gli altri santi che assistono alla scena sono gli apostoli: tra questi si riconosce Pietro, alla destra di Cristo e i fratelli Giacomo e Giovanni nell’ultima arcata a sinistra.

Capitello ottagonale di San Pietro

Storie di San Pietro

Questo capitello rappresenta due immagini delle scene della vita dell’apostolo Pietro, tratte dai Vangeli e dagli Atti degli apostoli. Nei tre archi a destra è rappresentato, con tutta probabilità, l’episodio dell’apparizione di Gesù agli apostoli, dopo la resurrezione, presso il lago di Tiberiade.

Pietro, gettatosi dalla barca per raggiungere la riva, tende la mano verso Gesù che lo chiama a sé. Sotto le tre arcatelle di sinistra è rappresentata la scena della risurrezione della discepola Tabitha, avvenuta nella città di Giaffa, per mano di Pietro, come si racconta negli Atti degli Apostoli.

L’apostolo solleva la discepola dal suo letto di morte, mentre tre testimoni osservano il prodigioso miracolo.

Capitello ottagonale di San Giacomo Maggiore

Martirio di San Giacomo

Il martirio di Giacomo voluto da Erode Agrippa, come narrato negli Atti degli Apostoli, è il soggetto principale di questo capitello. Ma ci sono anche delle scene che il padre Bagatti riconobbe appartenere alla vita leggendaria dell’apostolo raccontata nell’apocrifo dello Pseudo Abdia, che risale al VI sec.

Giacomo, durante una predica agli ebrei, convertì un certo Fileto che aveva visto l’apostolo fare dei miracoli. In seguito fondò una chiesa locale (che nel capitello sarebbe simbolicamente rappresentata da un vescovo con tiara e un diacono) e per questo fu perseguitato da Ermogene, dal vescovo Abiatar e dallo scriba Giosia. Quest’ultimo fu convertito dall’apostolo proprio prima del martirio.

Capitello ottagonale di san Matteo

Storie di San Matteo

Anche queste scene sono tratte dagli Atti apocrifi dello Pseudo-Abdia. Le scene del capitello prendono spunto dalla narrazione del martirio del Santo, che si svolse in Etiopia. Secondo l’apocrifo, l’apostolo Matteo, presentato al re Eglippo dall'eunuco Candace, risuscitò Eufranore figlio del re, che si fece battezzare insieme alla sua famiglia: moglie, figli (Eufranore e Beeor) e la figlia Ifigenia.

Morto il re, gli successe Irtaco, il quale voleva sposare Ifigenia, che però si era consacrata al Signore. Matteo, conferma la fanciulla nel santo proposito concedendole il velo delle vergini consacrate, da lei chiesto in ginocchio davanti a tutto il popolo. Ciò provocò le ire di Irtaco che, sobillato dal demonio, condannò a morte l'apostolo. A Irtaco succede il cristiano Beeor, che riportò la pace nella chiesa. Il soggetto rappresentato è molto raro nella tradizione iconografica.

La scena viene a completarsi con le immagini laterali, che descrivono la fine del re Irtaco che si suicida perché perseguitato da demoni e spiriti malvagi. Alla fine della vicenda i demoni devono allontanarsi sconfitti.

Capitelli crociati