Graffiti

Graffito

Fin dall’antichità i pellegrini hanno lasciato graffiti con invocazioni, preghiere o semplicemente nomi, lungo le pareti del luogo venerato, tradizione secolare che arriva fino ai tempi moderni.
All’interno del museo sono esposti i graffiti più antichi, che risalgono al periodo pre-bizantino.

In una teca al centro della sala è esposto il reperto più rappresentativo, rinvenuto negli scavi, sotto i mosaici bizantini. Si tratta di un basamento di colonna su cui è graffito, in lingua greca, il cosiddetto “KAIRE MARIA”, la più antica invocazione mariana finora conosciuta. E’ scritta in forma abbreviata, "XE MAPYA", e significa “Rallegrati, Maria”. Questo basamento era parte della struttura pre-bizantina e testimonia la lunga e importante venerazione mariana presso la S. Grotta. Sulla stessa pietra si possono riconoscere altri graffiti, tra cui due parole scritte in lingua armena, il cui significato è discusso.

In due bacheche a parte sono conservati altri importanti graffiti, uno con la scritta in greco che recita “sul santo luogo di M(aria) ho scritto”, e uno con la rappresentazione di un uomo in piedi che tiene uno stendardo. A questa incisione sono state date molte interpretazioni: per alcuni si tratta di Giovanni il Battista e per altri un angelo. Oggi, visti i tratti dell’immagine, si pensa che la figura sia quella di un pellegrino, forse un militare, che avrebbe lasciato questo graffito come testimonianza del suo passaggio nel luogo santo.

Lungo la parete di sinistra è possibile ammirare almeno tredici pietre appartenenti all’edificio pre-bizantino. Sull’intonaco ci sono diverse inscrizioni e nomi di pellegrini tra i quali è possibile riconoscere quelli di Zeninoi, Ruth, Leones, Naukida, Ananias.