Il monte del Precipizio

L’evangelista Luca racconta che Gesù, dopo la predicazione nella sinagoga di Nazaret, fu condotto, dai suoi concittadini, presso un precipizio, per esservi scaraventato (Lc 4, 29). La tradizione medievale andò fissando questa memoria sulla cima di un monte, alto 397 metri, distante circa 2 km a sud-est di Nazaret . Il monte ha il nome di "Jebel el-Qaftze" in arabo e "Har Ha-Qfitza" in ebraico.

Una comunità di monaci eresse in questo luogo un monastero dedicato alla Vergine Maria, ricordato nel “Commemoratorium de casis Dei”, l’elenco dei monasteri fatto compilare da Carlo Magno nell’anno 808.

Le molte grotte naturali che disegnano il paesaggio furono trasformate, dall’età bizantina a quella araba, in luoghi di preghiera e di vita ascetica per i monaci. Restano ancora tracce di due eremi o “laure” rupestri, ricavate nella roccia, lungo il pendio più scosceso. Resti di graffiti sulla roccia, di un altare e frammenti di ceramica di età bizantina, sono le tracce rimaste dell'antico monastero.

Su questo monte ci sono grotte che furono usate dall’uomo già da circa centomila anni fa: negli anni Trenta si trovarono i resti scheletrici di un uomo e un bambino di circa 100 mila anni fa.

I crociati chiamarono il luogo "Saltus Domini", il salto del Signore. I pellegrini Burcardo di Monte Sion nel 1283 e Giacomo da Verona nel 1335 vi ricordano il grande salto che Gesù fece salvandosi dai suoi concittadini: questi racconti si basano su una tradizione apocrifa che narra come Cristo, dopo essere stato condotto sul monte, fu fatto precipitare, ma con un grande salto ne uscì incolume.

Oggi è difficile raggiungere le grotte, che si possono vedere salendo verso Nazaret dalla piana di Esdrelon lungo il ponte sopraelevato. Di lì, all’altezza dell’imbocco del tunnel, appaiono disposte l'una di fronte all'altra.

Presso questo monte, nel 2009 è stato allestito un anfiteatro naturale che ha ospitato le celebrazioni per la visita di papa Benedetto XVI in pellegrinaggio in Terra Santa.